Ospiti alla Galleria Nazionale di Roma per Fendi Haute Couture 2026-2027 di Maria Grazia Chiuri

Fendi Haute Couture 2026-2027: Maria Grazia Chiuri libera il desiderio a Roma

A Roma, Maria Grazia Chiuri firma la sua prima Couture per Fendi: 69 look fluidi, sensuali e rigorosi trasformano il desiderio in una nuova libertà del corpo.

Roma, 9 luglio 2026. Nelle sale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, il primo abito non sembra semplicemente entrare in passerella: affiora. Una tunica di chiffon attraversata da righe bianche e nere si muove intorno al corpo senza imprigionarlo, come se il tessuto avesse imparato a respirare insieme a chi lo indossa.

Comincia così la Fendi Haute Couture Autunno Inverno 2026-2027, la prima collezione couture firmata da Maria Grazia Chiuri dopo il suo ritorno nella maison romana. Sessantanove look costruiti intorno a una domanda solo apparentemente semplice: che cosa desideriamo davvero quando scegliamo un abito?

Non il possesso, non l’ostentazione, non l’ennesima immagine destinata a dissolversi sui social. Il desiderio raccontato da Chiuri è una forza più intima: la possibilità di abitare il proprio corpo con libertà, movimento e consapevolezza. Fendi definisce infatti la collezione come una visione contemporanea della Couture nella quale gli abiti seguono gesti, emozioni e intenzioni della persona, anziché costringerla dentro una forma prestabilita.

Fendi Couture AI 2026/27

La sfilata in breve

La collezione è stata presentata il 9 luglio 2026 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Comprende 69 look femminili e maschili ed è la prima Haute Couture di Fendi disegnata da Maria Grazia Chiuri. Il tema centrale è il desiderio, interpretato attraverso silhouette fluide, geometrie in bianco e nero, trasparenze, lavorazioni d’atelier e riferimenti alla Secessione Viennese e agli archivi di Karl Lagerfeld.

Fendi Couture torna a Roma

Per questo debutto Maria Grazia Chiuri non ha scelto Parigi, dove tradizionalmente si concentra il calendario dell’Haute Couture, ma Roma. La città in cui Fendi è nata nel 1925 e nella quale la designer ha iniziato una parte decisiva della propria storia professionale, lavorando per la maison tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta.

La Galleria Nazionale non svolge il ruolo di semplice fondale monumentale. Diventa parte della collezione, quasi una seconda passerella: un luogo nel quale moda, arti visive, memoria industriale e cultura materiale smettono di appartenere a mondi separati.

È un ritorno alle origini, ma senza nostalgia. Chiuri non ricostruisce il passato per contemplarlo; lo riapre per capire quali idee possano ancora muoversi nel presente. Roma non appare come una cartolina levigata, bensì come una città stratificata, dove la bellezza nasce continuamente dal dialogo fra epoche, materiali e contraddizioni.

Guarda la sfilata Fendi Couture 2026-2027

Dopo il ritorno a Roma e la riapertura degli archivi, la collezione può finalmente mostrarsi nella sua dimensione più autentica: il movimento. Guarda la sfilata completa Fendi Haute Couture Autunno Inverno 2026-2027 firmata da Maria Grazia Chiuri.

Il desiderio veste il corpo

Nella Fendi Haute Couture 2026-2027 il corpo non deve adattarsi all’abito. È l’abito a osservarlo, seguirlo e lasciargli spazio.

Tuniche, cappotti a vestaglia, mantelle, giacche ispirate al kimono e abiti a colonna scivolano lungo la figura senza irrigidirla. Anche quando la costruzione diventa più netta, soprattutto nel guardaroba maschile, il rigore non coincide mai con la costrizione. Serve piuttosto a offrire sicurezza, verticalità e presenza.

Il desiderio prende forma proprio in questa assenza di imposizione. Non è una fantasia distante dalla vita, ma il diritto di sentirsi a proprio agio nella materia più vicina che possediamo: la nostra pelle.

Una sensualità senza posa

La libertà del corpo porta con sé una sensualità evidente, ma mai esibita come provocazione automatica. Trasparenze, scollature, spacchi, tulle, chiffon e intarsi lasciano affiorare la pelle con una precisione quasi grafica.

La lingerie abbandona la dimensione privata: piccoli shorts, sottovesti e vestaglie vengono trasformati in elementi da Haute Couture. Il confine tra ciò che dovrebbe restare nascosto e ciò che può essere mostrato perde rigidità.

Non c’è malizia costruita per attirare lo sguardo. C’è piuttosto una riflessione su chi possieda davvero il corpo femminile, su come desideri vestirlo e su quanta libertà possa esistere in un abito che non pretende di correggerlo.

Emilie Flöge apre la sfilata

L’immagine da cui prende avvio la collezione appartiene a Emilie Flöge, stilista, imprenditrice e figura centrale dell’avanguardia viennese tra Ottocento e Novecento. Musa e compagna di Gustav Klimt, Flöge progettava abiti ampi e liberi quando la moda europea continuava a chiudere il corpo femminile dentro corsetti e strutture severe.

Nel moodboard di Maria Grazia Chiuri compare una sua fotografia con una tunica a righe chiare e scure. Quelle linee ritornano nel leggerissimo capo in chiffon che apre la sfilata, stabilendo immediatamente il lessico della collezione: geometria e movimento, disciplina e libertà.

La citazione non è un semplice omaggio culturale. Flöge rappresenta una donna che ha immaginato una moda diversa prima che il proprio tempo fosse pronto ad accoglierla. Portarla all’inizio della passerella significa riconoscere nel desiderio anche una forma di anticipazione: la capacità di vedere una possibilità che ancora non esiste.

Il labirinto di Karl

Attraverso la Secessione Viennese, Chiuri incontra anche Karl Lagerfeld. Il designer tedesco guardò più volte alle geometrie di quel movimento durante la sua lunghissima collaborazione con Fendi, iniziata nel 1965.

Fra i segni recuperati dagli archivi emerge la cosiddetta tela del labirinto, una costruzione geometrica utilizzata nei processi di lavorazione delle pellicce e trasformata ora in motivo ornamentale. Il labirinto diventa la metafora del lavoro creativo: un percorso fatto di deviazioni, tentativi, errori, incontri e ritorni.

Le linee optical attraversano cappotti, tuniche e superfici tessili, ma non appaiono mai come una riproduzione museale. Sono tracce del passato rimesse in movimento, frammenti di una lingua che Maria Grazia Chiuri sceglie di continuare senza imitarla.

L’archivio non viene riprodotto come una reliquia: cambia proporzioni, peso e movimento per tornare a vivere nel presente.

Gli atelier parlano insieme

La vera ricchezza della collezione non si trova nell’accumulo decorativo, ma nel dialogo tra i diversi atelier della maison: pellicceria, pelletteria, tessuti leggeri e tessuti pesanti.

Le competenze non procedono più lungo linee parallele. Si contaminano. La pelle diventa intarsio sottile sulla georgette; il ricamo modifica la percezione del tessuto; il cashmere acquista una leggerezza inattesa; tulle e velluto vengono trattati come materiali in movimento anziché come superfici da irrigidire.

È qui che la Couture ritrova la propria ragione più profonda. Non nell’abito impossibile da indossare, ma nella possibilità di rendere quasi invisibile una complessità tecnica estrema.

La materia suggerisce la forma

In molti look non sembra essere il disegno a comandare il materiale. Accade il contrario: sono la consistenza, il peso e il modo in cui il tessuto reagisce al movimento a suggerire la silhouette.

Cappotti morbidi, robe coat, mantelle e abiti scivolati conservano un senso di naturalezza persino quando nascondono ore di lavorazione manuale. La preziosità non ha bisogno di dichiararsi. Vive nelle giunture, negli intarsi, nei passaggi fra una superficie e l’altra e nella precisione con cui il capo cambia forma a ogni passo.

Questa è forse la scelta più radicale della sfilata: sottrarre rumore alla Couture per restituirle profondità.

La pelliccia d’archivio

Il rapporto di Fendi con la pelliccia resta uno dei nodi più delicati della propria identità. Maria Grazia Chiuri non lo elude, ma lo affronta attraverso il recupero di materiali e capi già presenti negli archivi della maison.

Pellicce e frammenti preesistenti vengono smontati, alleggeriti e ricomposti dagli atelier. Un lungo cappotto floreale, costruito attraverso piccoli elementi recuperati, mostra come la memoria materiale possa essere trasformata anziché cancellata.

Non è una soluzione capace di chiudere il dibattito etico intorno alla pelliccia, e sarebbe ingenuo presentarla come tale. È però un gesto concreto: intervenire su ciò che esiste già, preservando il sapere degli artigiani e riducendo il ricorso a nuova materia.

Bianco, nero e pergamena

La palette della Fendi Couture Autunno Inverno 2026-2027 procede quasi interamente per sottrazione. Il nero e il bianco dominano la passerella, attraversati da tonalità pergamena, avorio e sfumature che ricordano la pietra e i marmi di Roma.

L’assenza di colori accesi permette di osservare ciò che normalmente rischia di perdersi: la caduta di una manica, il ritmo di una frangia, il disegno di un intarsio, il passaggio dalla trasparenza all’opacità.

Il nero trattiene lo sguardo, il bianco lo apre, la pergamena introduce il calore della materia. Insieme costruiscono un guardaroba che non ha bisogno di rincorrere l’effetto spettacolare per risultare autorevole.

Il menswear entra nella Couture

La sfilata segna anche un passaggio storico: per la prima volta il menswear entra esplicitamente nella linea Haute Couture di Fendi.

Gli abiti maschili seguono lo stesso principio di libertà applicato al guardaroba femminile, ma attraverso forme più verticali e strutturate. Cappotti, cappe e completi definiscono il corpo senza irrigidirlo, allontanandosi tanto dalla sartoria severa quanto dalla teatralità del costume.

Maschile e femminile non vengono fusi in un’estetica indistinta. Condividono piuttosto materiali, proporzioni e possibilità. È un guardaroba nel quale le categorie tradizionali restano visibili, ma smettono di essere confini invalicabili.

Moda, arte e memoria

La sfilata dialoga con la mostra “After un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985. After Steps Through Work”, ospitata dalla Galleria Nazionale dal 10 luglio al 25 ottobre 2026.

Il progetto riprende e rilegge l’esposizione organizzata nel 1985 per celebrare i primi vent’anni della collaborazione tra Lagerfeld e Fendi. Disegni, materiali, campionature e documenti d’archivio ricostruiscono non soltanto i risultati finali, ma il processo attraverso cui un’idea diventa materia.

La collocazione in un museo riapre una domanda che accompagna la moda da decenni: un abito può essere considerato un’opera d’arte? La risposta di Chiuri non passa attraverso dichiarazioni solenni. Passa dal lavoro. Un capo diventa cultura quando conserva le tracce delle mani, delle conoscenze e delle visioni che lo hanno reso possibile.

Il cortometraggio Love Monster

Prima della passerella, il nuovo universo Fendi ha preso forma anche attraverso il cinema. Love Monster, il cortometraggio diretto da Valeria Golino e interpretato da Leila George e Pietro Castellitto, accompagna la presentazione della collezione e introduce il tema del desiderio attraverso un linguaggio sospeso fra intimità, attrazione e immaginazione.

La scelta del film non funziona come semplice prologo promozionale. Amplia la sfilata oltre gli abiti, mostrando come il desiderio possa essere raccontato attraverso corpi, gesti, silenzi e immagini prima ancora che attraverso la moda.

Prima che gli abiti entrassero in passerella, il desiderio aveva già cominciato a muoversi attraverso Roma.

Le star in prima fila

Il front row ha riunito cinema, moda e cultura internazionale. Fra gli ospiti più fotografati, Sarah Jessica Parker, arrivata con una Fendi Baguette bicolore che inevitabilmente ha riacceso il legame fra la borsa e l’immaginario di Sex and the City.

Accanto a lei Monica Bellucci, Jessica Alba, Chiara Ferragni, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi, Yara Shahidi, Eleonora Abbagnato, Alice Rohrwacher, Luca Marinelli e alcuni membri della famiglia Fendi.

Eppure, una volta iniziata la sfilata, il peso mediatico delle celebrity è rimasto ai margini. Il centro del racconto non era chi osservava gli abiti, ma ciò che gli abiti chiedevano di osservare: il rapporto fra corpo, desiderio e libertà.

Perché questa sfilata conta

Maria Grazia Chiuri non inaugura il proprio percorso nella Couture di Fendi con una rottura clamorosa. Sceglie un gesto più complesso: entrare negli archivi, riconoscere ciò che appartiene alla maison e modificarne lentamente il significato.

Karl Lagerfeld rimane una presenza visibile, ma non schiacciante. Le sorelle Fendi riaffiorano come modello di intelligenza imprenditoriale e concretezza. Emilie Flöge porta con sé l’idea di un corpo emancipato. Gli atelier restituiscono alla tecnica il ruolo di protagonista silenziosa.

Il risultato è una Couture meno interessata a costruire una donna ideale e più attenta alla persona reale che dovrà indossarla. Una moda che non pretende di trasformare il corpo in immagine, ma gli permette di muoversi, cambiare e perfino contraddirsi.

Alla fine rimane la domanda con cui la sfilata era cominciata. Non che cosa possiamo permetterci di possedere, ma in quali abiti possiamo finalmente riconoscerci.

Domande frequenti

FAQ sulla sfilata Fendi 2026-2027

Quando si è svolta la sfilata Fendi Couture 2026?

La sfilata Fendi Haute Couture Autunno Inverno 2026-2027 si è svolta il 9 luglio 2026 a Roma, al termine della settimana parigina dell’Alta Moda.

Dove si è tenuta la sfilata Fendi a Roma?

La collezione è stata presentata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, in viale delle Belle Arti 131 a Roma.

Chi ha disegnato la Fendi Haute Couture 2026-2027?

La collezione è stata disegnata da Maria Grazia Chiuri ed è la sua prima Haute Couture per Fendi dopo il ritorno nella maison romana.

Qual è il tema della sfilata Fendi Couture 2026?

Il tema centrale è il desiderio, interpretato non come ostentazione, ma come libertà del corpo, possibilità di movimento ed espressione della propria identità.

Quanti look comprende la collezione?

La Fendi Haute Couture Autunno Inverno 2026-2027 comprende 69 look femminili e maschili.

A cosa si ispira la collezione Fendi di Maria Grazia Chiuri?

Le principali ispirazioni comprendono Emilie Flöge, la Secessione Viennese, le geometrie amate da Karl Lagerfeld, gli archivi storici di Fendi e il lavoro dei diversi atelier della maison.

Chi erano gli ospiti della sfilata Fendi a Roma?

Fra gli ospiti figuravano Sarah Jessica Parker, Monica Bellucci, Jessica Alba, Chiara Ferragni, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi, Yara Shahidi, Luca Marinelli, Alice Rohrwacher ed Eleonora Abbagnato.

Dove vedere il video della sfilata Fendi Couture 2026-2027?

Il video integrale e i 69 look della collezione sono disponibili attraverso i canali ufficiali Fendi e la pagina dedicata alla Couture Autunno Inverno 2026-2027.

Quando si può visitare la mostra Fendi e Karl Lagerfeld a Roma?

La mostra “After un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985. After Steps Through Work” è aperta alla Galleria Nazionale di Roma dal 10 luglio al 25 ottobre 2026.

Clara Mori

10.7.2026