
Ci sono oggetti che tornano perché la moda ama ripetersi. Altri perché il presente, quasi senza accorgersene, ha ricominciato ad averne bisogno.
Il ventaglio appartiene ai secondi.
Nell’estate 2026 non è più il dettaglio dimenticato in fondo a un cassetto né il ricordo un po’ polveroso di un’eleganza appartenuta ad altre generazioni. È entrato nelle borse, nei front row, nelle fotografie di street style. Si apre tra una sfilata e un aperitivo, accompagna gli abiti più essenziali e introduce una piccola pausa nel ritmo impaziente delle città.
Muove l’aria, naturalmente. Ma soprattutto muove lo sguardo.
Il suo ritorno nasce dall’incontro di due desideri profondamente contemporanei. Il primo è pratico: affrontare le giornate più calde senza affidarsi necessariamente a un dispositivo elettronico. Il secondo è estetico: sottrarsi agli oggetti anonimi e scegliere accessori capaci di lasciare un segno.
Tra Milano e Parigi il ventaglio è apparso nelle mani degli ospiti delle sfilate, abbinato tanto agli abiti sartoriali quanto a jeans, camicie maschili e look quotidiani. Dopo l’uso non viene più nascosto: resta visibile, si posa sulle ginocchia, emerge dalla borsa, entra nella composizione dell’outfit.
Anche le maison ne hanno riscoperto il potenziale. Dior lo inserisce nell’universo Dioriviera, Gucci lo interpreta attraverso la storica stampa Flora, mentre Duvelleroy trasforma il piccolo ventaglio in un accessorio da portare al collo o a tracolla.
Non è soltanto una risposta all’afa. È il ritorno di una bellezza che non ha paura di essere utile.

Il ventaglio attraversa culture e continenti da secoli. Può essere rigido o pieghevole, costruito in legno, carta, tessuto, piume, fibre vegetali o materiali preziosi. La sua funzione più immediata è muovere l’aria, ma nel tempo è stato anche oggetto cerimoniale, simbolo di rango, superficie artistica e strumento di comunicazione.
I ventagli pieghevoli arrivarono in Europa attraverso gli scambi con l’Oriente e, tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, entrarono nell’abbigliamento delle corti europee come segni di gusto e posizione sociale.
Nel XIX secolo la passione raggiunse dimensioni tali da trasformarsi in una vera “fanmania”. Il ventaglio conquistò diversi strati della società e attirò l’interesse di artisti come Edgar Degas e Camille Pissarro, affascinati dalla sua forma semicircolare e dalle possibilità offerte da seta, carta e decorazione pittorica.
Tra dicembre 2025 e maggio 2026, il Metropolitan Museum of Art di New York ha dedicato a questo fenomeno una mostra composta da oltre settantacinque opere.
Il ventaglio appare ancora oggi così naturale accanto alla moda proprio perché non è mai stato soltanto un oggetto: è una superficie sulla quale imprimere immagini, gusti e identità.

La storia più seducente è quella di un codice segreto attraverso il quale le donne avrebbero comunicato desideri, rifiuti e inviti senza pronunciare una parola.
Poteva bastare appoggiare il ventaglio alla guancia, aprirlo con la mano sinistra o richiuderlo con un gesto improvviso. Almeno secondo i piccoli manuali diffusi nell’Ottocento da maison come Duvelleroy.
La realtà storica è più sottile e forse ancora più interessante. Il Metropolitan Museum osserva che non esistono prove sufficienti dell’esistenza di un codice universale e realmente condiviso. Molte delle fonti più antiche erano satiriche, mentre libretti e materiali promozionali contribuirono a costruire e diffondere il mito.
Il ventaglio comunicava davvero, ma come estensione del corpo: attraverso il ritmo, la postura, la distanza e il modo in cui veniva mostrato o nascosto.
È ciò che continua a fare anche oggi.
Non serve conoscere un alfabeto segreto. Basta aprirlo lentamente durante una cena, usarlo con decisione in metropolitana o lasciarlo penzolare dalla mano mentre si attraversa una piazza assolata. Il messaggio arriva comunque.
Il punto non è coordinare ossessivamente ogni dettaglio. Il ventaglio funziona quando sembra appartenere al look, senza trasformarlo in un travestimento.
Con una camicia bianca, pantaloni ampi e sandali minimali, un modello nero, avorio o in legno naturale aggiunge carattere senza interrompere la pulizia dell’insieme. Sono le varianti più facili da tenere sempre in borsa e quelle che difficilmente stancano.

In vacanza si può osare di più. Stampe botaniche, tessuti colorati e lavorazioni artigianali dialogano con il lino, il crochet, le borse intrecciate e gli abiti leggeri. Su un total white, il ventaglio può diventare l’unico punto cromatico; con una fantasia importante, è meglio riprendere una sola tonalità presente nell’abito.
La sera cambia il gesto. Il nero, la seta, il pizzo e le forme più scenografiche trasformano il ventaglio in un accessorio quasi teatrale. Con uno slip dress o un completo sartoriale non deve necessariamente essere discreto: può diventare il dettaglio intorno al quale costruire l’intero look.
La regola più elegante è semplice: quando l’abito parla molto, il ventaglio accompagna. Quando l’abito sussurra, può essere il ventaglio a raccontare la storia.

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Dal lusso delle grandi maison alla manifattura artigianale, fino ai modelli più essenziali da portare ogni giorno: cinque interpretazioni dello stesso accessorio, lontane dall’effetto souvenir e pensate per modi diversi di vivere l’estate.

Legno di pero, cotone bianco e un motivo multicolore che traduce in segno grafico la leggerezza luminosa dell’universo Dioriviera. È un accessorio da portare, ma possiede anche la qualità decorativa di una piccola opera illustrata.
Si abbina con naturalezza ad abiti bianchi, lino grezzo e silhouette essenziali.

La stampa Flora d’archivio incontra il raso di seta e le stecche in legno. Il ciondolo con Doppia G e la custodia in pelle lo trasformano in un accessorio da custodire con la stessa cura riservata alla piccola pelletteria.
Ricco di colore ma tutt’altro che ingenuo, può illuminare un look monocromatico o accompagnare un abito che ne riprenda una sola sfumatura.

Duvelleroy custodisce dal 1827 un savoir-faire interamente dedicato al ventaglio. Il modello Take Away rilegge un piccolo ventaglio-gioiello presentato dalla maison già nel 1908: il cordino regolabile permette di portarlo al collo, sulla spalla o a tracolla.
Nella versione completamente nera è contemporaneo, asciutto e sorprendentemente urbano. Il cotone e il legno di sicomoro lasciano spazio alla forma, senza decorazioni superflue.

Un contrasto netto tra bianco e nero, racchiuso in un formato compatto pensato per entrare anche nelle borse più piccole. Tusitala realizza artigianalmente i propri ventagli in Spagna, affidandosi a lavorazioni specializzate.
Il modello Bitono unisce legno di betulla dipinto a mano e tessuto di cotone. Ha la precisione grafica di un accessorio moderno, ma conserva la presenza tattile dell’oggetto fatto con cura.

Una proposta essenziale per chi cerca leggerezza, funzionalità e una linea facile da abbinare. La struttura pieghevole in legno e tessuto occupa poco spazio e si presta alla vita quotidiana, dal tragitto in città alle giornate di viaggio.
Nella versione bianca è discreto e luminoso; nelle tonalità più intense può riprendere il colore di una borsa, di un foulard o delle calzature senza rendere l’insieme troppo costruito.
Il ventaglio non cambia l’estate. Non abbassa la temperatura di una città né dissolve l’afa di una stanza senza aria.
Cambia, però, il modo di attraversarla.
Offre qualcosa di piccolo e proprio per questo prezioso: la possibilità di reagire al caldo senza rinunciare completamente alla grazia.
Si apre, si richiude, torna in borsa. Non ha bisogno di batterie, notifiche o istruzioni. Chiede soltanto una mano e un ritmo.
Il suo ritorno racconta forse ciò che stiamo cercando: oggetti capaci di unire bellezza e funzione, riportando il corpo dentro i gesti quotidiani. Un modo personale di attraversare l’estate, muovendo un poco l’aria e lasciando che, per qualche istante, sia il mondo a rallentare intorno a noi.
26.7.2026