
Per qualche stagione gli stivali hanno chiesto disciplina. Gambali tesi, linee pulite, pelle quasi architettonica, forme capaci di disegnare la gamba con precisione. Poi qualcosa si è allentato.
Nell’ Autunno Inverno 2026/2027 lo stivale smette di voler stare perfettamente in piedi. Si piega, scivola leggermente verso la caviglia, crea piccoli drappeggi intorno al polpaccio. La pelle perde rigidità, il suede si raccoglie in pieghe morbide e la forma sembra conservare una memoria del passo.
Sono tornati gli slouchy boots.
Non con l’aria nostalgica di un revival preso in prestito dagli anni Settanta o dai primi Duemila. La versione che attraversa questa stagione è più sofisticata, meno bohémienne per definizione e molto più aperta alle contaminazioni. Può essere elegante, sensuale, minimale; accompagnare un abito sottile o infilarsi sotto un cappotto rigoroso, accendersi nel cognac oppure scegliere il nero assoluto.
Ciò che conta è quella particolare imperfezione studiata del gambale, una forma che sembra essersi rilassata appena prima di uscire di casa.

Lo slouchy boot non nasce oggi. È una di quelle forme che la moda ama lasciare scomparire abbastanza a lungo da poterle guardare nuovamente con occhi diversi.
È stato boho, rock, sensuale. Ha attraversato gli anni Settanta, gli Ottanta e i primi Duemila cambiando altezza, tacco e proporzioni, ma il suo ritorno ha meno a che fare con la nostalgia e molto di più con il guardaroba di oggi.
Tra le scarpe dell’Autunno Inverno 2026/2027, è una delle silhouette che raccontano meglio questo passaggio verso forme meno rigide.
Dopo stagioni dominate da costruzioni nette, la moda sembra nuovamente interessata a ciò che non resta perfettamente fermo. Lo si vede nelle borse più morbide, nelle pelli vissute, nel suede, nei cappotti che avvolgono il corpo invece di irrigidirlo. Gli slouchy boots appartengono allo stesso paesaggio: il piede resta definito, spesso affilato, mentre il gambale introduce pieghe e irregolarità che cambiano la percezione dell’insieme.
È una tensione sottile. La costruzione non scompare, semplicemente smette di mostrarsi come tale.
C’è una differenza tra uno stivale con gambale ampio e uno slouchy boot. Il primo lascia spazio intorno alla gamba; il secondo costruisce il proprio carattere attraverso il drappeggio.
La pelle deve potersi piegare, il suede raccogliersi e il gambale modificare leggermente la propria caduta mentre si cammina. Non è trascuratezza: nei modelli più riusciti quella apparente casualità è precisamente ciò che definisce la scarpa.
Il suede enfatizza naturalmente le ombre delle pieghe, mentre la pelle liscia rende il drappeggio più grafico. Anche il colore cambia la lettura dello stivale: cioccolato, cognac e testa di moro accentuano la profondità della materia; il nero rende la stessa forma più netta e notturna.
Sono dettagli che spiegano perché, pur appartenendo tutti alla stessa famiglia, gli slouchy boots possano apparire molto diversi tra loro.
Nel Wally Slouch Boot di STAUD il nuovo slouchy prende una direzione quasi metropolitana. Il gambale si raccoglie senza diventare teatrale, la punta rimane sottile e il tacco conserva una femminilità precisa, mentre il suede evita che l’insieme diventi eccessivamente composto.
Nelle tonalità Cigar ed Espresso il marrone assume quasi la funzione che per anni abbiamo affidato al nero. Resta neutro, ma è meno severo; ha profondità senza appesantire e rende immediatamente plausibile lo stivale fuori dalla passerella.
Anche lo styling si allontana dal boho più prevedibile. Sotto un cappotto maschile lungo, con una gonna al ginocchio o un abito essenziale, il Wally acquista un carattere urbano che lascia poco spazio alla nostalgia. Lo slouchy non coincide più con una sola estetica.

Con Isabel Marant, invece, la memoria bohémienne rimane visibile, ma viene ripulita da tutto ciò che potrebbe renderla letterale.
Gli Edrika boots, in suede cognac, hanno quella qualità leggermente vissuta che appartiene da sempre al vocabolario della maison. Il gambale drappeggiato, la punta affusolata, il piccolo tacco e il cinturino suggeriscono un immaginario western appena sfiorato, presente quanto basta a dare carattere alla scarpa senza imporsi sul resto.
Il cognac incontra così una camicia bianca, una gonna diritta o un blazer con la stessa naturalezza con cui potrebbe accompagnare un abito più fluido. Il boho del 2026 sembra aver perso interesse per l’accumulo: non servono necessariamente frange, stampe e accessori sovrapposti per evocarlo. Può bastare il modo in cui cade uno stivale.

Il Kalila di ALOHAS porta la stessa idea in un territorio più essenziale. Il gambale arriva al ginocchio, la pelle forma pieghe più definite, la punta si allunga e il tacco si assottiglia. La componente romantica quasi scompare e lo stivale acquista un’aria decisamente urbana.
Nella versione marrone, soprattutto, la tonalità calda incontra una linea molto precisa. È un contrasto efficace perché evita sia l’effetto rétro sia quello eccessivamente severo. Una gonna midi, un cappotto lungo o un abito dalla linea pulita sono sufficienti per dare allo stivale il contesto giusto.
Nel Jasmina 50 di Anonymous Copenhagen, invece, il protagonismo passa quasi interamente alla materia. Il chocolate, l’incontro tra pelle morbida e suede, il gambale alto e il tacco sottile costruiscono una presenza più discreta. Non c’è bisogno di enfatizzare il drappeggio: sono la consistenza e la caduta del materiale a fare il lavoro.
È una lettura particolarmente interessante del marrone, che qui non appare come semplice alternativa stagionale al nero, ma come colore capace di mettere in risalto ogni variazione della superficie.

Con Amina Muaddi lo slouchy cambia nuovamente atmosfera. Il Jamie, con la punta molto allungata e il kitten heel, concentra le pieghe nella parte inferiore della gamba, avvicinando la scarpa a un registro più sensuale.
Da lontano la linea è quasi impeccabile; avvicinandosi, il suede interrompe quella precisione e le dà profondità. Questa variazione rende il Jamie particolarmente interessante accanto a un abito in maglia, una gonna nera o un look monocromatico: lo stivale non ha bisogno di dominare la figura, basta che ne spezzi leggermente la regolarità.
E poi c’è Manolo Blahnik. Nel Calasso la punta affilata, il tacco alto e la costruzione elegante restano intatti, ma il drappeggio della pelle interrompe la perfezione della linea. Lo slouchy, qui, non ha quasi nulla di boho; appartiene piuttosto a un’idea di eleganza meno rigida, capace di accettare una piega senza perdere precisione.
È forse il passaggio che più chiaramente libera questa tendenza dalla sua storia: la morbidezza del gambale non definisce più un genere, ma diventa semplicemente uno strumento di stile.
Il marrone è difficile da ignorare. Soprattutto nelle sfumature più profonde, dal cioccolato al testa di moro, accompagna lo slouchy boot con una naturalezza particolare perché lascia emergere meglio le variazioni della pelle e del suede.
Il cognac conserva una luce più calda, quasi ambrata, e funziona bene sui modelli che mantengono una traccia seventies. Tabacco e cuoio introducono un tono più vissuto, mentre il nero porta la stessa costruzione in un territorio più essenziale e serale.
Sul gambale drappeggiato, però, perfino il nero perde qualcosa della propria rigidità. Le pieghe interrompono la superficie uniforme e assorbono la luce in maniera diversa, rendendo meno assoluta una tonalità che di solito tende a definire con decisione la forma.

Non è quindi soltanto una questione di palette stagionale. Negli slouchy boots il colore lavora insieme alla materia e ne cambia la percezione.
La strada più semplice sarebbe costruire intorno agli slouchy boots un look interamente nostalgico. È anche quella che rischia di farli sembrare più datati.
Oggi funzionano meglio quando incontrano elementi più rigorosi: un cappotto maschile, un blazer dalla spalla definita, una gonna semplice, un abito sottile oppure un denim senza eccessi. Se il gambale è già drappeggiato e la materia ha una presenza importante, il resto può permettersi di essere più netto.
Anche i contrasti cromatici aiutano. Cognac e grigio, cioccolato e azzurro polvere, testa di moro e panna risultano spesso più interessanti della monocromia autunnale e permettono allo stivale di emergere senza trasformarlo nel centro dichiarato del look.
Le proporzioni cambiano molto a seconda dell’orlo. Con una gonna corta lo slouchy boot lascia respirare la gamba e rende immediatamente visibile il gioco del gambale; sotto un midi, invece, può quasi scomparire e riemergere soltanto durante il passo. Con i jeans la questione è diversa ancora: una linea pulita e non eccessivamente aderente evita di far scivolare l’insieme in un revival troppo letterale.

Non servono formule rigide. La parte più interessante di questi stivali sta proprio nella loro capacità di alterare discretamente un look già conosciuto.
Ogni ritorno nella moda dice qualcosa anche del momento in cui avviene, e gli slouchy boots arrivano mentre il guardaroba sembra meno affascinato dalla perfezione geometrica.
Le linee restano pulite, ma le superfici acquistano importanza. Pelli vissute, suede, pieghe e volumi meno controllati introducono una sensualità che non dipende dall’aderenza o dall’esposizione del corpo.
Lo slouchy boot si inserisce perfettamente in questo passaggio perché modifica una forma molto conosciuta senza stravolgerla. Basta che il gambale perda tensione perché lo stivale appaia immediatamente diverso: meno statico, più personale, capace di cambiare leggermente da una gamba all’altra e da un passo al successivo.
Forse è proprio questo il suo fascino: non apparire mai esattamente uguale.
Gli slouchy boots dell’Autunno Inverno 2026/2027 non cercano la perfezione di una forma immobile. Diventano più interessanti quando iniziano ad adattarsi al corpo, quando la pelle prende una piega propria e il suede porta i segni del modo in cui viene indossato.
Ed è forse proprio lì, tra una piega e l’altra, che la stagione trova il suo passo più seducente.
7.9.2026